Uno dei luoghi comuni relativi al libro stampato è quello che fa passare la lettura in larga parte della popolazione come un’attività difficile, pesante.
E’ questo un pregiudizio da smontare e che attecchisce spesso tra le mura scolastiche e che può dare una prima spiegazione al numero spaventoso di Italiani che non leggono nemmeno un libro l’anno.
Molto quindi rimane per incentivare il piacere della lettura, per non distruggerlo.
La carta stampata in generale, dai giornali ai libri, rimane un mezzo fondamentale di documentazione, di riflessione, di circolazione delle conoscenze.
In questo momento il prodotto carta dovrebbe cercare di raccontare nel modo migliore le proprie qualità. Ciò di cui, forse, si ha bisogno è un pò di fantasia, magari valutando la possibilità di una detrazione fiscale per chi acquista cultura: libri, abbonamenti ai giornali e periodici: sarebbe un buon modo per incentivare la lettura e aiutare i lettori.
La ripresa per l’Editoria non consisterà nella subordinazione del cartaceo al digitale ma in un ragionato equilibrio dei due supporti.
La “leggerezza” della carta viene a legarsi poi ad un altro termine: lentezza.
Se sui formati elettronici il consumo è immediato - e del resto questo è lo spirito del tempo - la carta stampata e il libro in particolare, vanno nella direzione opposta, avendo a che fare con l’attenzione e la qualità dell’esperienza.
Che il libro scritto sia sottrazione di peso, qualcosa di piacevole pur nell’impegno potrebbe tradursi in tre parole di grande portata: leggerezza, lentezza e qualità.