POSTFAZIONE



Se ad un primo approccio, il testo mi ha evocato il poema omerico di cui Ulisse è il protagonista, una seconda lettura mi ha fatto pensare anche ai sei personaggi piran-
delliani.

Ma Boietti, beninteso, non ha copiato nulla; si è fatto forte delle proprie conoscenze
letterarie e della fantasia per proporre, non riproporre, una vicenda tutta sua capace
di mettere a nudo l’uomo (uno qualunque, appunto) e in grado di tessere un ordito
scenico in cui attori e personaggi si confondono tra loro.

Una sapiente architettura, dunque, che, solo leggendola, ci fa immaginare perfetta-
mente quello che vedremmo seduti in platea, a teatro, se l’opera, come è auspicabi-
le, venisse rappresentata.

Allora, da una parte c’è un Ulisse contemporaneo che, colpevole di negligenze e
assenze agli occhi delle donne simbolo della sua vita, si difende a fatica affermando
che tutto ciò che ha fatto era scritto dal fato. Dall’altra parte ci sono tutti e sei i perso-
naggi (guarda caso) che sembrano raccontare ad un ipotetico autore la triste vicenda
della propria esistenza.

Marco Boietti, poi, passando sopra schemi consolidati e scontati, ci regala un finale
da tragedia greca pescando tra i classici una conclusione che non vuole consolatoria
o meno.

L’Ulisse moderno, accusato e processato, scrive da sè la sentenza e ne patisce la pena.



Eugenio Rebecchi