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Il sogno vola nella mente tracciato sulla carta, il lampo improvviso irrompe nel cielo d’agosto. L’uragano si annuncia sul palo della tensione, ecco l’ingegnere dell’infelicità che lascia la stanza cieca. Un dito cade inopportuno sul tasto del mi bemolle, il suono dello sconforto echeggia nel buio.

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Una linea di vasi per fiori vuoti di festa annoia anche il balcone, si sentono i fremiti dell’estate che è stata un tempo lasciando cocci abbandonati. Giorni radiosi sospirano oltre la finestra, rispondono alla luce che chiede di sfogliare altri colori, portare una nuova metà del mondo nell’orologio che segnerà la prima ora del caldo. .

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La parola si trasforma nel caldo avvolgente di un filo di lana, leggero, impalpabile. Avvolge spirali di bianche piume, passa e va a disperdersi nel prato della freddezza. Sboccerà, inevitabilmente, nel nulla..

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